martedì 3 aprile 2018

Registro delle Opposizioni, sarà la volta buona?


Il Consiglio dei Ministri ha di recente approvato un regolamento che consente al cittadino di negare agli operatori dei call center (e non solo) l’utilizzo dei propri dati personali presenti negli elenchi telefonici.
Attraverso il Registro Pubblico delle Opposizioni, sarà possibile vietare le telefonate a casa, ma anche l’invio di posta cartacea e fax.

Manca ancora qualcosa…
L’Unione Nazionale Consumatori si è detta soddisfatta della novità, auspicando però che entri presto in vigore un’altra novità considerata fondamentale per bloccare quelle in alcuni casi sono delle vere e proprie molestie telefoniche.
Si tratta dell’obbligo dei prefissi unici per identificare e distinguere le chiamate telefoniche per finalità statistiche o per pubblicità vendita e comunicazione commerciale.

Nel dubbio, consultare un legale
Se si hanno dubbi su come e cosa si possa fare per tutelarsi da queste invasioni improvvise ed indesiderate della propria privacy, il consiglio è di consultare un legale che saprà indirizzarvi senza perdere tempo in ricerche o tentativi vani.

lunedì 19 marzo 2018

Svelare il tradimento di una donna sposata equivale a diffamazione


Attenzione a raccontare i dettagli di una relazione extraconiugale. Anche se tutto corrisponde al vero, la persona coinvolta potrebbe denunciarvi e avere ragione.
Una recente sentenza della Cassazione (7856/2018) in materia ha fatto molto discutere: secondo i giudici, svelare il tradimento di una donna sposata costituisce implicitamente reato di diffamazione.
Il caso di specie
Una donna, venuta a conoscenza del pettegolezzo diffusosi nella sua comunità, a seguito dei racconti dell’ex amante, ha denunciato l’uomo, chiedendo un risarcimento danni per aver leso la sua immagine come donna e madre.
Nonostante l’uomo avesse le prove video della realtà dei fatti divulgata a terzi, la Cassazione ha ritenuto vi fossero gli estremi per configurare il reato di diffamazione, dando così ragione alla donna.
Le motivazioni della sentenza
Si tratta di una sentenza storica, destinata a fare giurisprudenza, in quanto il racconto di una realtà comprovata diventa la causa di una condanna, già espressa in primo e secondo grado.
Aver reso pubblica la relazione è stato valutato come atto “intrinsecamente offensivo” della reputazione, in quanto contrario ai “canoni etici condivisi dalla generalità e al dovere di fedeltà derivante dal matrimonio”.
Se il tradimento è qualcosa di deplorevole e contrario ai valori collettivi, raccontarlo equivale a diffamazione.

lunedì 12 marzo 2018

Cacciatori di eredità, fondamentale farsi assistere da un professionista


In Italia è scoppiato il boom delle società specializzate nel ricercare gli eredi di ricchi defunti ignari della fortuna cui hanno diritto.
Gli ultimi dati parlano di circa 100 casi nel 2017, in cui complessivamente sono stati ereditati 13 milioni di euro!  
Come funziona la procedura
Quando una società operante in questo settore viene a conoscenza di un’eredità senza eredi conosciuti, avvia le ricerche per contattare i familiari e, una volta individuati, chiede loro una percentuale.
A quel punto, solo se gli eredi accettano, viene rivelato il nome del parente defunto e può partire la pratica di successione.  
Difficoltà e ruolo del professionista
A molti sarà capitato di ricevere messaggi di posta elettronica in cui si rappresenta la possibilità di ereditare una fortuna lasciata da un lontano parente. Nella totalità dei casi si tratta di tentativi di truffa poiché non è certo il modo con cui le società oneste contattano i potenziali eredi.
In ogni caso, chi ricevesse una proposta del genere, in qualunque forma, è bene che si rivolga ad un avvocato, notaio, commercialista di fiducia per verificare insieme la serietà della controparte e l’effettivo diritto ad ereditare.
In Italia, se dopo 10 anni non si trovano gli eredi, il patrimonio passa allo Stato.

lunedì 5 marzo 2018

Pensioni, ecco il cumulo gratuito tra Inps e casse professionali


In un’epoca in cui il posto fisso è una chimera e la libera professione non sempre è la soluzione ideale a lungo termine, sono molti i lavoratori che si trovano ad avere contributi versati all’INPS e a casse private professionali.
Il cumulo diventa gratuito
E’ possibile cumulare i contributi versati, ma il cosiddetto ricongiungimento finora aveva costi significativi. A quanto pare, finalmente, dopo oltre un anno da quando era stata fatta questa previsione, il cumulo diventerà gratuito tra qualche settimana.
I numeri
Un’opportunità per circa 700mila lavoratori in attività, resa possibile dall'accordo tra INPS e ADEPP (Associazione degli Enti Previdenziali Privati).
La domanda
La domanda dovrà essere presentata all'ultimo ente presso cui il soggetto interessato è stato iscritto. In questo modo, al momento della pensione, si riceverà un unico versamento mensile che terrà conto di tutti i contributi versati ai diversi enti previdenziali.
Le circa cinquemila persone con domande già presentate in attesa di risposta non dovranno ripresentarla, ma varrà il principio di retroattività; anche il loro ricongiungimento sarà dunque gratuito.

giovedì 22 febbraio 2018

Provochi un incidente? Può esserti controllato il cellulare

Più della metà degli incidenti stradali (51%) è causata dalla distrazione, oggi sempre più frequentemente dovuta all’uso del telefono cellulare (27%). Nonostante sia un comportamento vietato, sono ancora una minoranza i guidatori che utilizzano auricolare o vivavoce.
Attenzione all’ultima telefonata
In caso di incidente, la polizia locale può chiedere di controllare quando sia stata effettuata l’ultima chiamata o inviato l’ultimo messaggio. In questo modo, sarà possibile accertare se il guidatore stesse usando il telefonino al momento del sinistro.
Cosa dice la Cassazione
Ma è obbligatorio consegnare il proprio cellulare per consentire tale verifica? In realtà lo è soltanto in caso di feriti gravi, ma una sentenza della Cassazione autorizza le forze dell’ordine a chiedere in ogni caso all’automobilista di acconsentire al controllo.
In caso di rifiuto?
In assenza di feriti gravi, se il guidatore si rifiuta di consegnare il telefonino, i vigili non potranno fare altro che metterlo a verbale.


giovedì 15 febbraio 2018

Vivere in strada non è reato


Una piaga sempre più diffusa nella nostra società è rappresentata dai senza fissa dimora, i cosiddetti clochard, che in molti chiamano ancora barboni.
I numeri sono impressionanti. Secondo dati aggiornati a fine 2014, i senza fissa dimora in Italia sono oltre 50.000, di cui l’85% uomini, il 75% ha meno di 54 anni e quasi il 60% è straniero.
Nonostante si tratti di un fenomeno largamente diffuso, vivere in strada non è di per sé un reato, come ha stabilito la Cassazione.

Il caso di specie
Un quarantenne a Palermo era stato condannato dal locale Tribunale al pagamento di 1.000 euro per non aver rispettato un’ordinanza del Sindaco che vietava di bivaccare ed allestire ripari di fortuna in città.
L'obiettivo era quello di non alterare il decoro urbano e allo stesso tempo non intralciare la pubblica viabilità pedonale. 

La sentenza della Cassazione
Giunta dinanzi ai giudici chiamati ad esprimersi sulla legittimità, la sentenza di condanna è stata annullata perché “il fatto non sussiste”.
Secondo i giudici, infatti, l’uomo "versava in stato di necessità e con l’esigenza di un alloggio", situazione che giustifica il vivere per strada arrangiandosi come possibile, nonostante l’ordinanza comunale vigente.

Le motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto l’ordinanza del sindaco "una disposizione di tenore regolamentare data in via preventiva ad una generalità di soggetti, in assenza di riferimento a situazioni imprevedibili o impreviste". Un senza fissa dimora può quindi non rispettarla, in quanto prevale lo stato di necessità sulle “mere finalità di pubblico interesse”.

martedì 6 febbraio 2018

Caso Amazon, fino a che punto è possibile controllare un lavoratore?

La notizia secondo cui il colosso dell’e-commerce Amazon starebbe pensando ad un braccialetto per guidare i lavoratori nella ricerca dei prodotti da impacchettare e spedire ha destato parecchio scalpore.
In molti hanno infatti pensato che si tratti di un sistema escogitato per controllare i lavoratori, in particolare il tempo impiegato nello svolgere le proprie mansioni.
Amazon = velocità
Uno dei punti di forza di Amazon è rappresentato dalla velocità con la quale la merce, se disponibile, viene spedita. L’azienda si è difesa sostenendo che i dipendenti sono già dotati di palmare e che il braccialetto li renderebbe più liberi nei movimenti, senza che ciò implichi un maggiore controllo.
Il controllo a distanza
In attesa di sviluppi sulla vicenda, vediamo in sintesi cosa prevede la normativa attuale in materia di controllo a distanza del lavoratore, basata sul Jobs Act e sul successivo decreto attuativo.
In caso di computer, tablet e cellulari aziendali, è possibile il controllo a distanza dei devices, senza la necessità di accordo sindacale o autorizzazione ministeriale.
Allo stesso modo, l’azienda può prevedere l’uso di badge o altri strumenti finalizzati a monitorare gli accessi e la presenza su luogo di lavoro.
In caso si vogliano installare impianti audiovisivi e/o altri strumenti da cui derivi anche la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori, è necessario l’accordo collettivo con la RSU o RSA aziendale, in mancanza del quale serve l’autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro.
Finalità delle informazioni raccolte
Le informazioni raccolte sono utilizzabili a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro.
Inoltre, il lavoratore deve essere adeguatamente e preventivamente informato sulle modalità d’uso degli strumenti e su come saranno effettuati i controlli, sempre nel rispetto delle norme sulla privacy.