giovedì 15 febbraio 2018

Vivere in strada non è reato


Una piaga sempre più diffusa nella nostra società è rappresentata dai senza fissa dimora, i cosiddetti clochard, che in molti chiamano ancora barboni.
I numeri sono impressionanti. Secondo dati aggiornati a fine 2014, i senza fissa dimora in Italia sono oltre 50.000, di cui l’85% uomini, il 75% ha meno di 54 anni e quasi il 60% è straniero.
Nonostante si tratti di un fenomeno largamente diffuso, vivere in strada non è di per sé un reato, come ha stabilito la Cassazione.

Il caso di specie
Un quarantenne a Palermo era stato condannato dal locale Tribunale al pagamento di 1.000 euro per non aver rispettato un’ordinanza del Sindaco che vietava di bivaccare ed allestire ripari di fortuna in città.
L'obiettivo era quello di non alterare il decoro urbano e allo stesso tempo non intralciare la pubblica viabilità pedonale. 

La sentenza della Cassazione
Giunta dinanzi ai giudici chiamati ad esprimersi sulla legittimità, la sentenza di condanna è stata annullata perché “il fatto non sussiste”.
Secondo i giudici, infatti, l’uomo "versava in stato di necessità e con l’esigenza di un alloggio", situazione che giustifica il vivere per strada arrangiandosi come possibile, nonostante l’ordinanza comunale vigente.

Le motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha ritenuto l’ordinanza del sindaco "una disposizione di tenore regolamentare data in via preventiva ad una generalità di soggetti, in assenza di riferimento a situazioni imprevedibili o impreviste". Un senza fissa dimora può quindi non rispettarla, in quanto prevale lo stato di necessità sulle “mere finalità di pubblico interesse”.

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